Sunday, September 24, 2017
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I grossi problemi della Monte dei Paschi

Breve e sintetico riassunto dell'oramai imminente crollo della banca più antica d'Italia.



Che cosa sono i derivati a cui si accostano i nomi di Alexandria, Santorini e Nota Italia? Perche hanno fatto tanto scalpore le dimissioni dall'A.B.I. del presidente Mussari?

Partiamo da lontanto, dall'estate del 2005, quando i conti ancora tornavano. Gia durante quegl'anni ci furono le prime poemiche intorno al gruppo. Intorno a questa banca, all’inizio di proprietà olandese, s’era svolta nell’estate del di allora una parte della guerra detta dei “furbetti”, guerra che rese celebri Stefano Ricucci, Antonio Fazio, Giovanni Consorte e molti altri.

Nel 2007 l'allora direttore Mussari strappò alla BNP Paribas, in circostanze abbastanza cuoriose, il gruppo che per molti era un'occasione da non perdere; banca Antonveneta. Incuriosisce tanto come Mussari riuscì a concordare per 9,5 miliardi di euro l'acquisizione del gruppo veneto, ben 3 miliardi in più dell'acquisizione pressochè conclusa in quei giorni dai francesi. Ed è da qui che nascono i dubbi che porteranno molti a trarre che forse un giro di tangenti avrebbero aiutato l'ex numero uno in una delle operazioni piu importanti e gravose della Monte dei Paschi.

Per occultare e tenere i conti in ordine, che erano già profondamente in rosso con la gravosissima operazione da 10 miliardi circa, nel 2008 il vicepresidente del gruppo senese e Musseri decisero di emettere tre nuovi titoli in borsa. Ognuno di questi contratti è servito per riparare i danni provocati dal contratto precedente, aggravandolo ogni volta col solo vantaggio certo di distribuire le perdite, eventuali ma probabili, in un lasso di tempo più lungo. Li nominarono Alexandria, Nota Italia e Santorini. Risulta chiaro però questo: che Alexandria peggiorerà il bilancio 2012 di Mps di 220 milioni. E che il buco finale sarà di almeno 740 milioni.

Ora il rischio è grosso. Considerando il fatto che già la banca non navigava sicuramente in buonissime acque avendo chiesto allo Stato 3,4 miliardi di euro nel 2011 (i cosidetti Monti Bonds). Ora lo Stato ne dovrà tirar fuori altri 500 milioni.

Ne sapremo di più con il tempo. Resta però chiaro e inspiegabile come ancora i mercati finanziari non abbiano trovato un equilibrio e delle regole per gestire o limitare i grossi buchi neri dati dalle mala gestioni.print